Home » Consorzio » Servizio Formazione all’Autonomia
  • Servizio Formazione all’Autonomia

    sfa_mini

    SFA. L’acronimo sta per Servizio Formazione all’Autonomia. Il Consorzio Servizi Sociali dell’Olgiatese lo promuove già da tre anni, prima ospitandolo nel Cdd di Lurate Caccivio, e poi, da quando è stata inaugurata la sede del Cdd di Uggiate Trevano, nel 2014, al secondo piano della struttura.

    Presentato così lo Sfa dice poco o nulla ai “non addetti ai lavori”, a coloro che lo sentono nominare, qui e adesso, per la prima volta.

    Proviamo, allora, ad allungare la descrizione, infiocchettandola con una definizione che non sfigurerebbe in un manuale specialistico: un servizio destinato a persone fra i 16 e i 35 anni con lieve disabilità relazionale e intellettiva in possesso di autonomie personali di base, che nell’immediato non hanno i requisiti necessari ad essere completamente autonomi, autodeterminandosi nei molteplici aspetti di gestione della vita.

    img_4770

    Professionale suona professionale, ma siamo ancora al punto di partenza, vagolando placidi nell’incertezza: cos’è, concretamente, lo SFA? Chi lo anima? Chi vi partecipa? Quale idea di comunità comunica e promuove? Perché esiste?

    Tutte domande complesse, importanti, difficili. Per azzardare una risposta, o meglio, per capirne un po’ di più, abbiamo deciso di trascorrere una giornata intera presso l’istituto, convinti fosse questa l’unica via percorribile: osservare, ascoltare, domandare e “imparare”.

    Per gli amanti della cronaca, la scelta è ricaduta su venerdì 16 dicembre.

    Sono rintoccate da poco le 9, sui marciapiedi che fiancheggiano la strada che taglia il centro cittadino sfilano pensionati, mamme, bambini, coppie di giovani: qualcuno scompare in un bar; altri escono da Messa, intabarrandosi da testa a piedi; altri ancora s’intrufolano in un negozio per uscirne, poco dopo, con pacchetti rosso rutilanti ciondolanti dalle mani.

    Al piano terra, le luci del Cdd, in via Dante Alighieri, sono accese; l’appartamento dello SFA, sopra, già aperto: arrivano alla spicciolata gli inquilini, Davide, Fabio, Andrea R., Vanessa, Annalisa, Cosmin, Michele, Martina, Giuseppe, Alex e Andrea D.

    La maggior parte di loro salutano Massimo e Mara, gli educatori; chi si sottrae, lo fa rifugiandosi in uno sguardo, in una battuta, in un sorriso un po’ riservato ma, a suo modo, eloquente.

    La processione finisce alle 9.20, quando non c’è più nessuno da attendere.

    img_4618

    Dalla porta-finestra entrano a fiotti i raggi del sole, inondando di chiarore il tavolo, attorno al quale è seduto Davide, giacca della felpa aperta a mo’ di sbarazzino, foglio e penna alla mano, l’attenzione di tutti gli altri che gli scivola, lentamente, addosso.

    È il momento di progettare la giornata: chi fa cosa, come e quando.

    Uno si aspetterebbe una scena analoga, interpretata, però, da attori diversi: sì il business plan della giornata, ma coordinato, quasi vincolato, da Massimo e Mara.

    E invece no. Massimo e Mara siedono attenti, monitorano la situazione, ma non aprono bocca: lasciano fare, con l’attitudine di chi ripone fiducia.

    Sono i ragazzi a distribuirsi incarichi e responsabilità: chi la spesa per il pranzo, chi la pulizia delle camere, chi il riordino delle sale comuni, chi la cucina, chi la lavatrice.

    Ad occhi vergini, sembra la celebrazione un rito. Del rito possiede la giustezza (ognuno è destinato a una mansione), la solennità (ognuno si prodiga con perizia e senza lamentazioni nel compito che si è preso a carico), la linearità (ognuno sa di cosa ha bisogno per svolgerlo), la ripetitività (ognuno mostra una certa consuetudine nel gesto).

    Per la spesa si sono offerti Andrea, Fabio e lo stesso Davide. Quando varcano le porte mobili della Coop, quasi senza parlarsi, si dividono: Davide ispeziona gli scaffali del sugo e della pasta per la pizza, Andrea conteggia la pazienza della coda al bancone dei salumi, mentre Fabio assicura le bevande adatte a un pranzo trasformato in una festa del gusto, Coca Cola, Sprite e Fanta.

    img_4602

    Quando i tre sono di ritorno, trovano rispettivamente: Vanessa e Cosmin, intenti a ripulire le scale e la terrazza esterna, Alex ed Andrea D., impegnati a rimettere a lucido i bagni, Annalisa e Martina che hanno terminato di riassettare le camere, Michele alle prese con il riordino del mobile a muro.

    img_4607

    img_4611

    La spunta dei lavori conclusi, qualche brevissima pausa riempita da istanti d’ilarità collettiva e lo scambio di consigli sul “come fare” connotano la mattina, spingendola fino al pranzo.

    Chi osserva, osserva i frammenti di conversazione che sbugiardano etichette, stereotipi e caricature. Prendi, per esempio, lo scambio di consigli sul “come fare”: nasce più dall’esperienza dei ragazzi, che dal coordinamento degli operatori, i quali stazionano sempre più ai margini dell’inquadratura, al di fuori del palcoscenico, come i suggeritori nel teatro ottocentesco.

    img_4613

    img_4605

    Vanessa aiuta Cosmin, ma è lei a ringraziarlo con il linguaggio non verbale, cioè si porta la mano al mento e poi l’allontana. Alla fine sentenzia: «È davvero un lavoratore fantastico». Andrea e Alex si contendono il “moccio”, per poi dirimere la disputa in un abbraccio un po’ scombinato: il primo è decisamente più alto del secondo.

    Annalisa e Martina rifanno un letto dall’aspetto trasandato: «La superficie dev’essere liscia, mica una gondola», dicono, scoppiando in una risata che presto diventa contagiosa, raggiungendo in cucina Davide e Giuseppe – l’aiuto cuoco di ogni venerdì – mentre si cimentano con i fornelli. Il menù prevede la più italica delle ricette: pizza.

    «Mi sa che la pasta della pizza che abbiamo comprato non basta per tutti», profetizza il secondo, immediatamente rintuzzato dal primo: «Va bene così, non preoccuparti».

    Alle 12, 40 circa, arriva il momento del riparto delle fette, fumanti e guarnite di affettati, che s’incaricherà di smentire Andrea, dando, tristemente, ragione a Giuseppe: mancano due tranci. A questo giro, si sacrificheranno gli educatori.

    img_4772

    Si scherza, si ride, si scattano foto, si mangia, ci si racconta episodi o programmi televisivi: è un pranzo normale, piacevole perché condiviso. Secondo quanto stabilito in mattinata, toccherebbe a Fabio e Michele sparecchiare: in realtà si fermano anche Annalisa, Vanessa e Alex. Forse è eccessivo, oltre che sbagliato, vederci dentro molto più di quello che realmente è: però, questo movimento di aiuto spontaneo, è qualcosa che assomiglia al senso di collaborazione e vicinanza che tiene insieme ogni comunità. Sia essa una famiglia, una squadra, una classe, un’associazione, o appunto, una cosa come lo Sfa. Qualcosa che supera la semplice norma, “il diritto”, puntando a generare legami per rinvigorire le trame del tessuto sociale di un territorio.

    Il pomeriggio procederà tra una parentesi di relax e giochi in scatola, la verifica comunitaria della settimana – questa attività sì condotta e indirizzata da Massimo e Mara – e i colloqui individuali; avvicinandosi, in men che non si dica, alle 16.

    Quando scocca l’ora, mezzo appartamento, di colpo, si svuota: per alcuni, non per tutti, è tempo di tornare a casa.

    Così Annalisa, Martina, Cosmin, Davide, Alex, Andrea D. celebrano l’uscita, con un lunghissimo e corale “Ciaooooooooooo”. Riscendono verso il centro di Uggiate, attardandosi un minuto in cartoleria per acquistare il biglietto della corsa, prima di attendere il bus che li porterà ad Olgiate. Lì si separeranno, chi diretto a Beregazzo, chi a Guanzate, chi a Bulgarograsso, chi a Veniano.

    img_4625

    I rimanenti, insieme a Massimo e Mara, faranno tappa invece al Cdd di Lurate Caccivio, aiutando gli operatori nell’allestimento del salone che l’indomani – sabato 17 – ospiterà la Cena di Natale del Cse.

    Possiamo calare il sipario sulla nostra giornata, direte. Non esattamente. Lo SFA non dorme mai, in un certo senso. Andrea R., Vanessa e Giuseppe condivideranno, con Massimo e Mara, la cena nell’appartamento. Di più: dormiranno lì, in autonomia, con il numero di Mara adagiato sul comodino, in caso di emergenza.

    Questo è quanto. Ci sarebbe molto altro da dire, invero, sullo SFA. Come le varie attività in cui sono coinvolti i ragazzi, dal giardinaggio al maneggio, dalla lavanderia alle pulizie. Come le parole che la dott. ssa Elisabetta Tiepolo, responsabile dell’area disabilità del Consorzio, ci confida, davanti al resoconto del nostro reportage: «I nostri ragazzi dello SFA percepiscono la fiducia e la valorizzazione che gli educatori ripongono in loro. Sono il carburante migliore, la leva più potente. Grazie a queste componenti raggiungono obiettivi più alti di quelli che, inizialmente, gli operatori e la famiglia avevano prefigurato. Sanno stupirci, ed è bellissimo, se ci pensi».

    Questo è lo SFA. Un luogo di fiducia, valorizzazione e stupore. Niente di più, ma, allo stesso tempo, niente di meno.

    Buon Natale e buon 2017!